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Il mio Blog

ADHD. Disturbo reale o inventato?

adhd-childrendi  Anna La Prova

Negli ultimi tempi sul web sta circolando la notizia che Leon Eisenberg, l’”inventore”, per così dire, del disturbo da deficit d’ attenzione iperattività (ADHD), 7 mesi prima di morire, ha denunciato il fatto che l’ADHD è una “malattia” inventata di sana pianta per soli scopi commerciali: vendere il Ritalin, farmaco che dovrebbe curare la “malattia”.

Da quel momento blog e pagine social sulla tematica sono stati riempiti di commenti, domande, riflessioni, a volte, a mio avviso, anche un po’ istintive e poco riflessive.

Mi sento in dovere di dire la mia sul tema, in particolare mi sento di rispondere a quelle persone che hanno commentato anche alcuni nostri articoli o presentazione di libri con la frase “l’ADHD è un disturbo che non esiste, ve lo siete inventato!” .

ADHD, disturbo reale o inventato?

Vorrei rassicurare subito mamme e papà di bambini diagnosticati come aventi un ADHD, rispetto al fatto che loro stessi hanno la capacità e il potere di rendersi conto benissimo da sè se si sta parlando di qualcosa di vero o di assolutamente falso. Per farlo, però, dobbiamo sapere di cosa parliamo, altrimenti rischiamo di fare dei commenti sull’onda dell’ansia, dell’impulso o della paura, rischiando di fare disinformazione e quel che è peggio, disorientare ancora di più quei poveri genitori che sono già preoccupati e allarmati, alimentando polemiche sterili.

Innanzitutto dobbiamo riflettere su che cos’è un Disturbo. Allora un Disturbo è un insieme di comportamenti che “disturbano”, lo dice la parola stessa. E disturbano chi? Bè principalmente la persona (o in questo caso il bambino) che li mette in atto. In che senso disturbano? nel senso che gli creano problemi, ad es., di disadattamento scolastico, sociale e spesso, purtroppo, anche familiare.

Disturbo significa qualcosa che interferisce con il percorso normale di crescita e l’adattamento all’ambiente circostante, in maniera piuttosto compromettente.

Che significa questo? Significa che guardando il nostro bambino ci accorgiamo che la sua esistenza procede con difficoltà almeno in alcuni ambiti. In particolare potremmo accorgerci che fa fatica a giocare con gli altri bambini a causa dei suoi comportamenti impulsivi, fa fatica a portare a termine i compiti di scuola o altri piccoli doveri che in genere vengono richiesti ai bambini della sua età, fa fatica a rispettare alcune semplici regole, si intromette nelle conversazioni di adulti o di altri bambini in modo inopportuno.

In pratica ci accorgiamo che rispetto alla maggior parte dei bambini della sua età c’è una differenza significativa nell’adattarsi alle richieste che gli vengono fatte. Ora è vero che tutti i bambini mettono in atto comportamenti “disturbanti” occasionalmente, in alcune circostanze o in seguito a periodi familiari difficili o ad eventi stressanti, ma se c’è un disturbo i comportamenti problematici sono costanti e persistenti ovunque e sempre e si attenuano solo in alcune occasioni o con alcuni stimoli (ad es. con i video-giochi che richiedono un’attenzione passiva).

Questo può rassicurarci tutti sul fatto che un genitore, o un insegnante, può rendersi conto benissimo da sè se un disturbo è reale o inventato, basta capire se il disturbo “disturba”, sia il bambino che chi gli sta intorno.

Ecco perchè alcune mamme hanno commentato chi urlava al “disturbo che non esiste!” dicendo “Esiste, esiste! il mio bambino ce l’ha e come!”. Infatti provate a dire ad una mamma di un bambino con ADHD che il disturbo di suo figlio è pura invenzione e che probabilmente dipende tutto dalla sua incapacità di educarlo. O anche provate a dire ad un insegnante che vede il bambino arrampicarsi sui banchi e non riuscire a stare attento per più di 5 min, che è lei che non sa tenere la disciplina, provate a veder cosa vi risponde!

Allora l’ADHD esiste o non esiste? Personalmente io sono la prima ad essere “allergica” alle etichette in particolar modo quando si tratta di bambini, come pure all’uso indiscriminato dei farmaci che non sono mai una soluzione o una cura, ma sicuramente possiamo affermare che esistono dei comportamenti che creano difficoltà ad alcuni bambini e che possono essere raggruppati insieme perchè in genere si presentano contemporaneamente, almeno la maggior parte di essi.

Mettere tutto sotto una stessa parola può essere utile perchè ci permette di capire se stiamo parlando della stessa cosa e per certi versi protegge i bambini da diagnosi che sono punti di vista “personali” del clinico, piuttosto che descrizioni di comportamenti osservabili e misurabili.

Ma al di là di questo e al di là di come vogliamo chiamare questi comportamenti, alla fine della fiera, ciò che conta davvero è intervenire quanto prima per aiutare i bambini a saper gestire la capacità di autocontrollo e di concentrazione, al di là di come chiamiamo il problema. Credo che la domanda più importante da farsi non è “Esiste o non esiste?” ma “Il bambino sta avendo dei problemi con gli altri e con le regole a causa di certi suoi comportamenti?” se la rispsota è si, allora bisogna intervenire al di là di come vogliamo chiamare ciò che avviene.

Ci sono bambini che vivono un disagio a causa dei loro comportamenti, negare che questo esiste, credo sia pericoloso per loro innanzitutto, chiedersi se c’è un disagio e come intervenire perchè stiano meglio credo sia doveroso di ciascun professionista della salute mentale al di là delle etichette.

Il rischio che un disagio o un problema sia usato per scopi commerciali c’è sempre e in ogni ambito, non solo per l’ADHD è vero, però credo che ciascuno di noi abbia la capacità di distinguere da sè se vive o no un disagio che gli crea difficoltà reali o inventate. Insomma sappiamo accorgerci se stiamo male o bene, senza che nessuno ce lo dica! Tanto è vero che spesso i genitori che mi chiedono aiuto per problemi comportamentali dei figli, non sanno neanche cosa sia l’ADHD, ma di una cosa sono certi: il bambino e loro stessi stanno vivendo un disagio e hanno bisogno di aiuto!

Capito questo è importante documentarsi, leggere, sviluppare capacità critica e imparare a distinguere ciò che “mi può essere utile” da ciò che “non mi serve per niente”. Credo fermamente nella capacità e nell’intelligenza di qualsiasi persona che dopo un primo momento di confusione iniziale sa comprendere e decidere cosa è meglio per sè, basta chiedersi se sta funzionando o meno!

Per fortuna le persone oggi leggono, si informano, anche grazie ad internet, molto più di un tempo, hanno accesso alle informazioni in modo veloce e molto spesso quando vengono a chiedere aiuto, sanno già da sole molte cose su ciò che stanno vivendo e su quali siano le terapie maggiormente utilizzate per il loro problema.

Questo è un bene ed un vantaggio enorme anche per noi professionisti, che ci troviamo di fronte persone sempre più informate a cui non dover spiegare nuovamente tutto e che sono, per questo, più collaborative. Allo stesso tempo ci spinge a dover essere sempre informati e pronti, aggiornati e professionali, e anche questo è un bene per tutti.

Tornando all’ADHD, quando nel mio studio viene un bambino che vive un disagio per certi suoi comportamenti ed ha problemi a scuola, a casa e con gli amichetti, proprio a causa dei suoi stessi comportamenti, quando vedo una mamma disperata perchè non sa più come prenderlo, o un insegnante che mi dice che non può più fare scuola perchè deve occuparsi di gestire il bambino in questione, sinceramente mi importa poco come chiamare ciò che vedo e se le cause sono neurobiologiche o familiari, quello che mi interessa è dare al più presto suggerimenti utili perchè quel bambino (e quella famiglia) ritrovino serenità e il futuro del piccolo non sia compromesso.

Per cui mi sento di rassicurare genitori e insegnanti: siete in grado da soli di capire se il bambino ha un disturbo reale o meno, basta farsi una semplice domanda: “I suoi comportamenti creano problemi reali al bambino? “

 Ritieni utile questo articolo?

ADHD e compiti a casa: sopravvivere in 4 fasi!

Compiti a casa“Marco si alza dalla scrivania, perchè per la terza volta ha fatto cadere la matita, dopo averla raccolta dice che deve temperarla e dopo che la mamma gli fa notare che è abbastanza appuntita, sbuffa e si accascia sul quaderno … La mamma si spazientisce ‘Vogliamo andare avanti o vuoi stare qua tutta la sera!’, Marco sicuramente non ha voglia di stare lì tutta la sera, ma  quell’operazione di matematica è troppo frustrante e faticosa da affrontare in quel momento, soprattutto con la prospettiva di dover fare anche tutti i compiti di italiano e di inglese … Marco passerà un altro pomeriggio seduto alla scrivania, senza concludere nulla, piangendo e litigando con la mamma … “

I bambini ADHD hanno una difficoltà specifica nell’organizzazione e nella gestione dei compiti complessi, ecco perchè fare i compiti è una sfida piuttosto difficile per loro, perchè significa dover tenere in considerazione una miriade di informazioni contemporaneamente, come quali materie hanno per il giorno dopo, che compiti gli sono stati assegnati, con quali materiali devono realizzarli e molto altro.

Per alcuni bambini fare i compiti può risultare naturale o addirittura piacevole, per molti altri, la maggior parte, può diventare addirittura un incubo. Quello che manca, molto spesso, per riuscire, al di là di un problema reale di fragilità di autocontrollo e attenzione, è il saper impostare una serie di passi strategici da seguire. E’ fondamentale fornire al ragazzo, da subito un approccio strategico con cui affrontare il momento dei compiti, a partire dal chiedersi dove è meglio farli e in che modo. Di seguito descrivo 3 aspetti centrali su cui è utile ragionare ancor prima di “buttarsi” nella missione compiti: il Dove, il Cosa e il Come. Vediamoli nel dettaglio.

1) Dove. Iniziamo col dire che la prima cosa su cui riflettere nell’approcciare il momento dei compiti, per un bambino o ragazzo che abbia una fragilità nell’organizzazione, è di predisporre uno spazio adeguato. Quando parlo di spazio intendo anche la scelta della stanza più idonea, o della posizione in classe, in cui il bambino deve svolgere i compiti. E’ fondamentale che questo sia sempre lo stesso e che non venga modificato, ma è bene identificare una stanza ed anche una parte della stanza in cui posizionare la scrivania e fare in modo che il bambino faccia i compiti sempre in quel luogo.

Allo stesso modo, in classe, sarebbe opportuno evitare di far ruotare i bambini da un banco all’altro, ma garantire  lo stesso tipo di posizione spaziale, in modo che il bambino abbia dei punti di riferimento fissi. Il secondo aspetto da curare, è l’assicurarsi che il bambino metta sul banco, o sulla scrivania dove è solito fare i compiti, solo il materiale che gli occorre per il tipo di compito specifico che sta per fare.

 

2) COSA. La seconda cosa da fare è aiutare il bambino a chiedersi “Cosa devo fare oggi?” . A questa domanda sarà più facile rispondere se avrete già predisposto insieme un calendario della settimana, meglio se un cartellone ben visibile attaccato nei pressi della scrivania, con su scritti i vari compiti che in genere vengono assegnati per  quel giorno specifico,Ad esempio il lunedì in genere mi assegnano i compiti di matematica per il venerdì; il martedì in genere ho da fare i compiti di italiano per il giovedì.

3) COME. A questo punto dovrai aiutare il bambino a rispondere alla domanda “Come lo posso fare?”, identificando insieme a lui dei passi per procedere nei compiti. Uno degli aspetti che spesso scoraggia i bambini (ed anche gli adulti) è visualizzare i compiti da fare come una quantità vaga ed indefinita di azioni, riuscire ad identificare un passo alla volta, può essere molto più incoraggiante  per entrambi.

Una strategia che funziona molto, soprattutto coni bambini più piccoli, è quella di proporgli i passi per realizzare un compito, come le fasi di un piano speciale da completare. Può essere utile associare l’idea delle fasi ai passi che deve compiere un supereroe. Un eroe  a cui io faccio riferimento spesso, quando lavoro con i più piccoli, è l’agente speciale OSO, un cartone animato in cui un orsetto deve riuscire a realizzare delle missioni speciali e per farlo deve seguire 3 fasi. In genere propongo al bambino le seguenti fasi :

  • fase 1: capire cosa fare;
  • fase 2 : capire come lo posso fare
  • fase 3: realizzare il come
  • fase 4: controllare se ho fatto bene.

L’idea di realizzare delle fasi, come un eroe in una missione speciali, piace molto, risulta motivante e “allena” alla capacità di affrontare un problema in modo ordinato e strategico, piuttosto che ad agire per tentativi ed errori senza un piano preciso.

Poichè le immagini sono molto efficaci per i bambini, e per i bambini con fragilità d’attenzione lo sono in particolar modo, ecco che le fasi possono essere tradotte in immagini su un cartoncino.

Si potrebbero, ad es., creare dei cartoncini, 1 per ciascuna fase, in cui il bambino “disegna” ciò che deve fare in ciascuna fase. Si possono creare ulteriori cartoncini, che costituiscono dei bonus, che il bambino può spendere tra una fase e l’altra per fare una pausa, potrebbero essere il bonus “merenda”, il bonus “mi stiracchio 2 minuti”, il bonus “faccio una pausa più lunga giocando un po”. L’importante è dare la possibilità di autoregolare anche i momenti di “stop”. Si possono predisporre i cartoncini sulla scrivania e man mano che una fase è realizzata, si possono capovolgere, questo darà a tutti il senso che “stiamo procedendo” e incoraggia, orienta, contiene, rammenta!

L’idea di dover affrontare i compiti a piccoli passi, con la possibilità di pause programmate, piuttosto che percepirli come un periodo lungo e indefinito di fatica, aiuta molto sia il bambino che chi gli sta accanto.

Fammi sapere cosa ne pensi : )!

Bisogni Educativi Speciali e la nuova circolare MIUR del 6 marzo 2013

Bisogni Educativi Speciali e la nuova circolare MIUR del 6 marzo 2013

 

Con l’ultima circolare del 6 marzo scorso, il MIUR dà indicazioni specifiche su come la scuola deve rispondere alla presenza in classe di allievi con Bisogni Educativi Speciali.

Come al solito le indicazioni su cosa fare sono chiare, ma la domanda che molti insegnanti (e dirigenti scolastici) si stanno facendo in questo momento, e che resta ancora aperta, è “COME Rispondere ai Bisogni Educativi Speciali“?

Tentiamo di dare una risposta riflettendo sulle principali novità della circolare:

In realtà la circolare si richiama alla necessità di personalizzazione degli apprendimenti, principio già enunciato dalla legge Moratti ( Legge 53/2003), quindi a pensarci bene, forse niente di nuovo sotto il sole. Ciò che sta facendo dubitare dirigenti e insegnanti è il capoverso in cui si dice che:

“Ove non sia presente certificazione clinica o diagnosi, il Consiglio di classe o il team dei docenti motiveranno opportunamente, verbalizzandole, le decisioni assunte sulla base di considerazioni pedagogiche e didattiche; ciò al fine di evitare contenzioso.”
Da qui il disorientamento, nel senso che molti insegnanti si chiedono (e mi chiedono) “Possiamo noi insegnanti, con gli strumenti che abbiamo, valutare e affermare che un bambino ha un disagio specifico e quindi necessità di un’educazione speciale?”


La domanda è legittima, però forse la risposta è più semplice di quanto si pensi. Infatti, se è vero che, come dicevo pocanzi, già con la legge Moratti, gli insegnanti sono stati chiamati a personalizzare a partire da bisogni formativi specifici, bisogna solo ancora una volta riflettere sul concetto di personalizzazione e mi piace riportare qui la definizione del termine che propone Baldacci (2002), perchè mi sembra abbastanza esplicativa.

La personalizzazione si riferisce a “ …quella famiglia di strategie didattiche la cui finalità è quella di assicurare ad ogni studente una propria forma di eccellenza cognitiva, attraverso possibilità elettive di coltivare le proprie Potenzialità intelletive”.

E a questo punto la domanda del povero insegnante è “Ma come faccio ad assicurare ad ogni studente con Bisogni Educativi Speciali la possibilità di un percorso specifico e personale?”

E qui sta l’errore, perché come dico ormai da 10 anni agli insegnanti che formo, non possiamo pensare di creare dei percorsi “individuali” per ciascun ragazzo, perché verrebbe meno il principio stesso della convivenza civile a cui la scuola e’ chiamata ad educare. Non avrebbe senso, infatti, lo stare insieme se ciascuno dovesse fare un percorso a sé,

l’unica risposta possibile, sia in termini di finalita’ educativa che,  in termini di possibilita’ di realizzazione pratica (altrettanto importante), e’ che il consiglio di classe adotti delle metodologie inclusive che possano facilitare l’apprendimento di tutti gli allievi, sia di quelli con BES che degli altri.

Personalizzare significa mettere tutti nella condizione di poter apprendere nel migliore dei modi e questo spesso, erroneamente, viene confuso con l’idea di creare un adattamento individuale per ciascuno. Non può essere questa la risposta, sia perché non è umanamente possibile per un insegnante pensare di creare 25 percorsi didattici diversi, sia perché non sarebbe educativo. Quello che è realmente possibile, ed auspicabile, è di adoperarsi per trovare delle metodologie didattiche che possano trasversalmente raggiungere tutti. Si ma quali?

Ne esistono diverse. Alcuni esempi sono le strutture di Apprendimento Cooperativo che facilitano sia i bambini con ADHD, (perché propongo tempi brevi di impegno, spezzettano il compito complesso e sono molto strutturate), sia i bambini con DSA che i bambini stranieri(perché il compagno di gruppo diventa strumento compensativo, facendo quei compiti che al bambino con il disturbo risultano più difficili, come leggere o calcolare), sia i bravi, che si vedono investiti di un ruolo adatto alle loro capacità, nel piccolo gruppo.

Questo è un esempio, ma esistono molte altre metodologie inclusive, come le attività didattiche che valorizzano le intelligenze multiple, l’utilizzo della LIM ecc., delle mappe concettuali ecc.

Il punto quindi non può essere quello di pensare a percorsi individuali, ma formare gli insegnanti ad utilizzare metodologie inclusive trasversali che raggiungano tutti, tenendo conto,  sicuramente dei bisogni dei bambini, ma anche delle risorse che gli insegnanti stessi hanno a disposizione sia in termini di tempo che di materiali.

 

ADHD misure dispensative e compensative.

ADHD. Misure dispensative e compensative.

I bambini ADHD hanno bisogno di misure dispensative e compensative così come i bambini con DSA? Questa è la domanda che negli ultimi mesi mi sento rivolgere molto spesso da insegnanti e genitori.

La risposta è si e a dirlo è proprio la direttiva ministeriale del 27 dicembre 2012, in particolare quando esplicita che:

Tuttavia, vi sono moltissimi ragazzi con ADHD che, in ragione della minor gravità del disturbo, non ottengono la certificazione di disabilità, ma hanno pari diritto a veder tutelato il loro successo formativo.Vi è quindi la necessità di estendere a tutti gli alunni con bisogni educativi speciali le misure previste dalla Legge 170 per alunni e studenti con disturbi specifici di apprendimento“.

La domanda che molti insegnanti mi pongono a questo punto è:

“Che tipo di misure dispensative e compensative dobbiamo mettere a disposizione del bambino con ADHD se e’ vero che ha diritto, come un bambino con DSA a veder tutelato il suo successo formativo, così come dice la circolare?”

La risposta è abbastanza semplice se sappiamo di cosa stiamo parlando.

Se conosciamo i bambini con ADHD possiamo rispondere in modo tranquillo a questa domanda. Dobbiamo però prima sapere bene quali sono le caratteristiche “disturbo-specifiche” che fanno sì che un bambino o ragazzo con deficit d’attenzione iperattività abbia difficoltà nell’apprendimento.

Riportiamo qui in maniera molto molto sintetica, quali sono quegli aspetti dell’ADHD che non sono intenzionali per il bambino, ma che lo portano ad avere difficoltà scolastiche:

  • difficoltà a mantenere l’attenzione a lungo nei compiti (si distrae dopo poco tempo)
  • difficoltà ad essere organizzato (dimentica il tipo di compito o l’occorrente per il compito)
  • difficoltà nella memoria a breve termine (dimentica cosa sta facendo e l’obiettivo di ciò che sta facendo!)
  • difficoltà a completare un compito (riesce a iniziare anche bene un compito e a farlo solo per una parte)
  • difficoltà nei compiti complessi (fa fatica a comprendere una consegna se contiene più informazioni contemporaneamente).

Se è presente la componente iperattiva ci saranno anche:

  • difficoltà a rimanere fermo per un tempo relativamente lungo
  • difficoltà a rimanere seduto per un tempo relativamente lungo
  • difficoltà ad autoregolare i movimenti (quando si muove è maldestro, fa cadere le cose)
  • difficoltà ad aspettare il proprio turno anche di intervento verbale.

Come non chiederemmo mai ad un bambino dislessico di leggere ad alta voce insistentemente, così non possiamo chiedere ad un bambino con ADHD di “stare fermo tutto il tempo” o di “essere più ordinato” sic sempliciter!

Dobbiamo dispensare e compensare, ma come?

Innanzitutto evitando di punire il bambino su quegli aspetti che sono “disturbo-specifici”, ossia che sono dovuti al disturbo e non alla cattiva volontà dell’allievo.

PRENDIAMOCELA CON L’ADHD, NON CON CHI HA L’ADHD!

In seondo luogo dispensandolo dal fare cose che fa fatica a fare ad esempio:

  • permettendogli di completare un compito stando in piedi o stando a terra
  • permettendogli di consegnare in ritardo un compito o in maniera incompleta
  • premiando il suo sforzo e il suo impegno nel realizzare il compito, piuttosto che il risultato finale
  • permettendo l’utilizzo di promemoria, sveglia, stickers, immagini che gli “ricordino” ciò che deve fare e come lo deve fare
  • Premiandolo ogni volta che riesce ad aumentare un po’ i suoi tempi di attenzione o l’autocontrollo.

Esistono poi tutta una serie di strategie per arginare i comportamenti negativi ed aumentare quelli positivi.

In questi brevi video ne trovi una presentazione pratica.

Fammi sapere cosa ne pensi!

Bambini ADHD come gestirli

Quando sentiamo parlare di bambini ADHD ci riferiamo a quei bambini che hanno un disturbo specifico ossia il Disturbo da Deficit d’Attenzione Iperattività. I bambini ADHD sono bambini che alcuni hanno definito “con il motore dentro”, sono sempre in movimento e fanno fatica a concentrarsi per pochi minuti su un qualche stimolo. Gestire questi bambini è possibile con le strategie giuste.

bambini ADHD

I bambini ADHD possono essere  bambini con un’intelligenza assolutamente nella norma ma con uno stile di apprendimento diverso dagli altri.

I bambini ADHD possono fare molta fatica a stare fermi e questo può creare loro dei problemi, soprattutto in classe o in quei contesti sociali in cui ci si aspetti che stiano seduti e composti. Un’altra cartteristica specifica di questi bambini è la disorganizzazione. Questo fa sì che spesso i bambini con ADHD dimentichino l’occorrente per la lezione, o addirittura in alcuni casi possono dimenticare ciò che stanno facendo.

Questo purtroppo fa sì che spesso vengano percepiti come menefreghisti o scansafatiche e vengono addirittura puniti per questo. Il punto è che dovremmo capire una volta per tutte che i bambini ADHD non fanno apposta a dimenticare le cose o ad essere disorganizzati, ma che il problema della disorganizzazione fa parte del pacchetto “ bambini ADHD “.

Come non puniremmo mai un bambini dislessico perchè non è riuscito a leggere ad alta voce o perchè ha invertito alcune lettere nella lettura, così non dovremmo punire i bambini ADHD perchè hanno dimenticato per l’ennesima volta il quaderno di storia a casa.

Cosa faremmo con un bambino dislessico? Forniremmo strumenti compensativi per metterlo alla pari con gli altri nella possibilità di realizzare i suoi compiti scolastici, giusto?

Ebbene, con i bambini ADHD dovremmo fare la stessa identica cosa, ossia fornire strumenti che compensino il loro deficit in modo che possano essere messi in condizioni per loro favorevoli ai fini dell’apprendimento stesso.

Soprattutto dovremmo poi puntare sul positivo per riuscire a potenziare la loro autostima, evitare di sottolineare gli insuccessi soprattutto se dovuti alla problematica specifica dei bambini ADHD . Sembra un’indicazione banale, ma so bene quanto sia faticoso, sia per i genitori quanto per gli insegnanti, di dare riconoscimenti positivi, piuttosto che sottolineare il deficit.

Aumentare l’autostima dei bambini ADHD e’ un aspetto fondamentale per aumentare la loro disponibilita’ ad essere guidati.

Spesso diventa difficile concentrarsi sulle loro caratteristiche  positive, perchè avere a che fare con questo tipo di bambini significa sperimentare spesso sentimenti di frustrazione, rabbia o senso di colpa. Tuttavia è il primo passo importante per evitare di entrare in un circolo vizioso di accuse e risentimenti reciproci, dal quale poi diventa difficile uscire.

In sintesi:

  • Accettare che molti dei loro comportamenti fastidiosi o inadeguati al contesto non sono intenzionali!
  • Fornire strumenti di supporto compensativi e strategie dispensative, così come faremmo per un bambino con difficoltà di apprendimento (promemoria, cartelloni, stickers, sveglie, contenitori separati per compiti diversi ….)
  • Rinforzare la loro autostima con riconoscimenti (anche solo verbali) ogni volta che è possibile, perchè siano poi più disposti ad accettare di essere “guidati”.
  • Perdonare a loro (e a noi stessi) ogni giorno: nè loro nè noi abbiamo scelto di vivere con l’ADHD!
  • Visualizzare il futuro in maniera positiva: i bambini con ADHD possono avere lo stesso successo che hanno gli altri, devono solo trovare una strada diversa per arrivarci !

Bambini ADHD e stile di apprendimento

I bambini ADHD sono bambini che hanno uno stile di apprendimento diverso dagli altri.
Questo potresti fare fatica a comprenderlo, perchè i bambini ADHD sono intelligenti come gli altri e a volte riescono ad interessarsi molto ad un gioco o ad un compito interessante per loro, il che può portarti erroneamente a pensare che “Se vuole ce la fa a stare fermo e attento!” purtroppo non è così.

E’ importante strutturare un ambiente prevedibile per gestire i bambini ADHD.

bambini ADHD

Molto spesso quando mi trovo a dover fare consulenza agli insegnanti sui bambini ADHD , mi sento chiedere “Ma perchè lui non può stare fermo e attento come tutti gli altri?” la risposta è facile: semplicemente perchè non può, non fatene una questione personale, i bambini ADHD non possono comandare a bacchetta il proprio disturbo!

Strutturare un ambiente prevedibile può essere molto d’aiuto per arginare l’irrequietezza dei bambini ADHD. Strutturare un ambiente prevedibile significa dare informazioni molto precise e chiaramente identificabili, su quello che è previsto durante la giornata per i bambini ADHD.

I bambini ADHD hanno bisogno di sapere che cosa li aspetta e che cosa ci fanno in un determinato posto.

Ricordo che di recente ho seguito in terapia una famiglia di una bambina con ADHD, per la quale era molto importante sapere in anticipo dove si stava per andare e come ci si sarebbe dovuti comportare. Se i genitori si dimenticavano di informarla su ciò che stava per accadere o sul comportamentao da tenere in un determinato contesto, lei tendeva a perdere il controllo.

Può sembrare poco comprensibile, un comportamento del genere, ma questa è una delle caratteristiche dei bambini ADHD: riuscire a controllarsi meglio se sanno cosa li aspetta e dimenticare ciò che sembravano aver appreso fino al giorno prima, quest’ultimo è un altro aspetto interessante da non dimenticare.

I bambini ADHD , infatti, possono essere riusciti a dimostrarvi come sanno bene quali siano i passaggi per riordinare la camera o risolvere un problema di matematica, ma il giorno dopo possono non ricordarsene più. Non è una questione di cattiva volontà, fa parte del pacchetto bambini ADHD .

Riuscire a strutturare un ambiente prevedibile è di fondamentale importanze per agire sugli antecedenti che possono “infiammare” o “disinnescare” una possibile bomba comprtamentale nel caso di bambini ADHD.

A volte basta dare informazioni attraverso immagini su un cartellone, oppure utilizzare delle schede da posizionare sul banco, quando i bambini ADHD si trovano in classe.

Le modalità possono essere varie, l’importante è ricordarsi che l’obiettivo deve essere quello di fornire ai bambini ADHD, quante più informazioni chiare possibili su ciò che li aspetta e che ci si aspetta da loro.

 

Iperattivita a scuola, cosa fare?

Gestire l’ iperattivita a scuola può diventare molto difficile se gli insegnanti non sono adeguatamente formati sulle strategie più efficaci per arginare gli effetti negativi dell ’iperattività a scuola.

L’ iperattivita a scuola non puo’ essere gestita improvvisando, ma bisogna conoscere strategie precise e specifiche.

iperattivita a scuola

Uno degli errori tipici che si commettono di fronte al problema dell’ iperattivita a scuola e al Deficit D’attenzione, è quello di procedere per tentativi ed errori, cercando di provarle un po’ tutte, sperando che magicamente qualcosa funzioni la prima volta che viene messa in atto. Purtroppo il problema dell’ iperattivita a scuola non può essere gestito in maniera risolutiva se non si predispongono dei piani d’azione ben precisi e specfici.

Procedere tentandole “un po’ tutte”, non solo non risolve il problema dell’ iperattivita a scuola, ma addirittura può peggiorare la situazione, facendo aumentare gli aspetti problematici legati all’ iperattivita a scuola.

Per arginare l’ iperattivita a scuola e il Disturbo Dell’attenzione in Età Scolare, è bene, innanzitutto riuscire a creare un ambiente che sia prevedibile. L’ iperattivita a scuola è legata ad un disturbo specifico che è l’ADHD, questo significa che l’ iperattivita a scuola non è “causata” dalle strategie educative, ma sicuramente l’ iperattivita a scuola può essere esasperata o attenuata dall’ambiente educativo, anche se non è stato questo a causare il problema specifico.

Creare un ambiente prevedibile per arginare gli aspetti problematici dell’ iperattivita a scuola, significa, ad esempio, informare i bambini di ciò che li aspetta durante la giornata.

Questo va fatto non in maniera generica e sommaria, ma in modo puntuale e dettagliato. Alcuni insegnanti, ad esempio, hanno trovato molto utile, per arginare l’ iperattivita a scuola, creare dei cartelloni in cui vengono rappresentate, tramite immagini o disegni, tute le attività previste per la giornata, scandite di mezzora in mezzora, in pratica dare informazioni chiare su ciò che accadrà argina molto l’ Iperattività Nel Bambino.

Uno dei modi per arginare l’ iperattivita a scuola, e’ quello di creare un ambiente prevedibile, informando i bambini di cio’ che li aspetta durante la giornata.

Sapere che cosa sta per accadere, crea una percezione di controllo. Tutti, infatti, abbiamo bisognodi sapere che cosa ci facciamo in un determinato posto, cosa sta per accadere e cosa ci si aspetta da noi. Per i bambini iperattivi e con Disturbo Dell’attenzione in Età Scolare questa diventa una necessità ancora più forte.

Il problema dell’ iperattivita a scuola, infatti, spesso può essere aumentato dall’ansia del non sapere che cosa mi aspetta da un momento all’altro. In quest’ottica, dare informazioni chiare (anche visivamente) è uno dei primi punti su cui puntare per arginar e l’ iperattivita a scuola.

Esistono tante altre strategie per gestire al meglio l’ iperattivita a scuola, alcune delle quali, ho voluto sintetizzarle in questi 3 brevi video. Clicca qui per accedere subito ai video!

1) Nel primo video ti spiego come affrontare l’ iperattivita a scuola prima di tutto osservando in modo strategico e puntual

2) Nel secondo video ti spiego come affrontare l’ iperattivita a scuola, puntando sul rinforzo positivo

3) Nel terzo video  ti spiego alcune strategie per arginare gli effetti negativi dell’ iperattivita a scuola

Anna La Prova

Iperattivita a scuola

L’ iperattivita a scuola così come il Disturbo Dell’attenzione in Età Scolare è un problema che può rendere la vita di classe piuttosto difficile. Spesso gli insegnanti si lamentano del fatto che si ritrovano a dover gestire l’ iperattivita  a scuola, quando hanno classi sempre più numerose con alunni o studenti che hanno anche altri problemi individuali difficili da gestire. Tra questi l ’iperattivita a scuola sembra essere una delle problematiche che più preoccupa gli insegnanti.

Esistono numerose strategie per organizzare la classe in modo da riuscire a gestire l’ iperattivita a scuola.

iperattivita a scuola

L’ Iperattivita a scuola è dovuta ad un disturbo a base neurologica, ossia il Disturbo da Deficit d’Attenzione Iperattività (ADHD) che è presenta in una percentuale che oscilla tra il 3 e il 5 % della popolazione infantile, con un rapporto maschio femmine che oscilla dal 4 a 1 al 9 a 1.

Questo significa che è abbastanza probabile, per un insegnante, doversi confrontare con il problema dell’ iperattivita a scuola e con il Deficit D’attenzione, almeno una volta nella propria carriera scolastica, per cui è importante che gli insegnanti siano formati sulla corretta gestione dell’ iperattivita’ a scuola.

Quello che mi è capitato di riscontrare, purtroppo, nei corsi di formazione che realizzo nelle scuole sull’ Iperattività Nel Bambino, è che molto spesso le informazioni su come gestire l’ iperattivita a scuola sono vaghe e discordanti e gli insegnanti, non per colpa loro ovviamente, si trovano impreparati nell’affrontare l’ iperattivita’ a scuola stessa.

L’ iperattivita a scuola può essere combinata con un Deficit D’attenzione, questo naturalmente amplifica gli effetti problematici dell’ iperattivita a scuola poichè rende difficile interessare gli allievi su un compito per più di pochi minuti (a volte anche meno!).

Oggi per fortuna, rispetto anche solo a qualche anno fa, si è molto più sensibili su questo argomento, gli insegnanti sono più pronti a cogliere determinati aspetti problematici e a cercare di risondere in modo adeguato al problema dell’ iperattivita’ a scuola.

Personalmente sempre più spesso mi vengono richiesti corsi di formazione sull’ iperattivita  a scuola e soprattutto interventi di consulenza specifici sull’argomento (iperattivita a scuola).

Per fortuna, gli insegnanti realizzano sempre di più buone prassi educative che permettono di aumentare le informazioni adeguate per gestire l’ iperattivita a scuola.

Uno dei primi aspetti su cui e’ importante puntare per gestire l’ iperattivita a scuola, e’ l’organizzazione fisica della classe.

La disposizione dei banchi, la vicinanza o meno a fonti potenzialmente distraenti, a compagni vivaci, ad es., sono aspetti di cui bisogna tenere presente quando ci si imbatte in casi di iperattivita a scuola.

I banchi a ferro di cavallo, che vanno adesso tanto di moda, ad esempio, non sono purtroppo adeguati se in classe ci sono casi di iperattivita a scuola. Questo perchè è importante cercare di arginare quanto più possibile le fonti di distrazione per il bambino.

Per arginare l’ iperattivita a scuola l’ideale sarebbe far sedere il bambino o ragazzo con ADHD al primo banco della fila centrale (ipotizzando una classe organizzata in 3 file di banchi), in questo modo il bambino iperattivo non ha la possibilità di distrarsi guardando i compagni, cosa che avverrebbe, invece, nel caso in cui i banchi fossero disposti a semicerchio.

 

Iperattivita come gestirla

Iperattivita: l’importanza di un ambiente prevedibile

In questo articolo voglio sottolineare l’importanza di creare un ambiente prevedibile per arginare gli effetti negativi dell’ iperattivita e del Deficit Dell’attenzione Nei Bambini.

Ambiente prevedibile significa dare al bambino con iperattivita informazioni chiare rispetto a ciò che sta per accadergli, come ad esempio su ciò che prevede la sua giornata.

Il bisogno di sapere cosa ci facciamo in un determinato posto e cosa stiamo per fare, è un bisogno che abbiamo tutti, un bisogno che si basa sulla necessità di controllare ciò che è intorno a noi e che sta per accaderci.

Ecco nei bambini con iperattivita, questo bisogno è ancora più forte, perchè dato che hanno difficoltà ad auto-controllare la propria iperattivita, il fatto di avere intorno un ambiente che li contenga e li orienti in modo sistematico e chiaro, argina moltissimo l’iperattivita stessa.

Creare un ambiente prevedibile per gestire l’ iperattivita,

significa, ad esempio, dare informazioni chiare su che cosa il bambino o il ragazzo dovrà fare durante la giornata.

Molto utile, per prevenire il manifestarsi di comportamenti di iperattivita, orgnanizzare con un planner (che per i più piccoli può essere trasformato in un cartellone colorato con disegni), in cui sia ben descritto tutto ciò che avverrà di mezzora in mezzora durante la giornata.

Dobbiamo ricordare che l’iperattivita può essere esasperata dal fatto che il bambino abbia intorno a sè un ambiente confuso e regole poco chiare. So bene che quando abbiamo a che fare con l’Iperattivita Nei Bambini, non è facile mantenere il controllo di se stessi e della situazione e che diventa facile agire per tentativi ed errori, tamponando la situazione d’emergenza che si viene a creare proprio a causa della loro iperattivita.

D’altra parte se non siamo noi educatori (insegnanti o genitori) a prendere in mano le redini e a dare il buon esempio di regole e coerenza, diventa ancora più difficile per il bambino che soffre di iperattivita riuscire ad autoregolarsi.

 

Gestire l’ Iperattivita’ con coerenza e …un passo alla volta!

Uno degli errori tipici che viene commesso da chi si occupa di iperattivita’ nei bambini ADHD è quello di tentare varie strade, agire per tentativi ed errori senza avere in testa una pianificazione precisa di cosa fare per gestire l’ Iperattivita’ del Bambino specifico. Questo purtroppo disorienta molto i bambini stessi, che invece hanno bisogno di avere intorno a sè un ambiente che dia regole chiare e che sia piuttosto prevedibile. Figure educative incoerenti o che danno informazioni discordanti tra loro, purtroppo, peggiorano la situazione, poichè vanno a creare quella confusione che andrebbe fortemente evitata ai bambini con iperattivita’.

Purtroppo molto spesso genitori e insegnanti non vengono ben informati su questi aspetti e rischiano, senza volerlo chiaramente, di dare messaggi discordanti. Quando incontro i genitori in terapia, ad esempio, mi rendo conto di quante informazioni errate o confuse abbiano sull’ iperattivita’ e di come questo non faccia altro che alimentare una situazione di disorientamento per il bambino. Altre volte manca una reale comunicazione e collaborazione con gli insegnanti, vuoi per difficoltà pratiche, vuoi perchè si sottovaluta l’importanza della cosa, vuoi perchè nessuno ha mai spiegato ad entrambi (genitori e insegnanti) quanto sia importante seguire un percorso di intervento condiviso.

L’ iperattivita’ va gestita innanzitutto con ordine e coerenza,

aspetti che sono difficili da perseguire quando in casa si ha un bambino che salta da una parte all’altra e sembra non risucire a stare fermo su una cosa per più di 2 minuti. Tuttavia è fondamentale affrontare la questione proprio con strategie chiare in testa, ordinate e coerenti tra loro e per raggiungere questi obiettivi i genitori vanno formati in modo adeguato. Formare e informare i genitori sull’iperattivita’ non basta, anche gli insegnanti e le altre figure educative che si occupano dei bambini  dovrebbero, allo stesso modo, avere le informazioni giuste per gestire l’iperattivita‘ stessa.

Diversamente, se le diverse figure educative non si accordano in modo coerente sulla gestione del bambino con iperattivita, il bambino (o adolescente che sia), si sentirà ulteriormente disorientato e confuso il chè aumenterà l’iperattivita stessa.

Ma come fare per essere tutti d’accordo sui comportamenti da intraprendere? L’ideale sarebbe essere seguiti da un professionista esperto in ADHD che si renda disponibile ad incontrare sia i genitori che gli insegnanti, in modo da favorire una buona comunicazione tra tutti e una condivisione chiara di regole e comportamenti. In caso questo non fosse possibile, sarebbe auspicabile cercare di incontrarsi almeno autonomamente in modo da decidere ” a tavolino” quali sono i principali comportamenti problema da affrontare di volta in volta. L’ideale sarebbe, infatti, concordare un tipo di comportamento problematico su cui intervenire TUTTI INSIEME, per un periodo di tempo stabilito. Ad es.: si decide che il comportamento più problematico di Marco è il fatto che picchia i compagni, si interverrà su questo sia a casa che a scuola per un mese di seguito con un programma di premi e sanzioni adeguato, SOLO su questo primo comportamento e solo quando questo sarà risolto o perlomeno attenuato si passerà ad altro.

 

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